IDM 13_2020

IDM 13_2020

Marzo 20, 2020 Off Di admin

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Cari amici,

quanto siamo fragili! Quanto è fragile il nostro mondo! Pochi convenevoli, perché la situazione che stiamo vivendo da ormai qualche settimana assomiglia a quella di uno di quei film dalla trama catastrofista. Purtroppo, invece, è la realtà. Fino a poco tempo fa osservavamo il coronavirus come un fenomeno lontano migliaia di chilometri: sono bastati pochi giorni per stravolgere le nostre vite e le nostre abitudini. Dal 21 febbraio scorso abbiamo assistito ad un’escalation di eventi che hanno portato una regione come la Lombardia e altre provincie del Nord Italia e non solo a diventare zona rossa.

 

Siamo passati dalla condivisione di eventi e spazi alla quarantena! Il tutto in un susseguirsi convulso di notizie, voci, scambi di post sui social (quelli sono gli unici che la quarantena ancora non la conoscono), fino ad arrivare ad ordinanze fortemente restrittive e, inizialmente, sicuramente comunicate male, creando una suggestione collettiva sfociata in vero e proprio panico. Abbiamo dovuto limitare la nostra vita sociale, abbiamo smesso di stringerci la mano nel salutarci per la paura del contagio e abbiamo dato fondo agli scaffali dei supermercati, saccheggiandoli nel senso letterale del termine. Era dai tempi del disastro di Chernobyl che non assistevamo ad un simile scenario. E, ancora, abbiamo assistito a fughe di massa da un lato e al totale menefreghismo dall’altro, con le vie della movida di diverse città ancora piene di persone ammassate le une alle altre.

Questo è quanto accaduto, davanti ad una nuova influenza della quale non esiste ancora un vaccino e che, solo in alcuni casi, comporta delle complicazioni importanti, purtroppo anche fatali. Il tema non è la gravità in sé della malattia, quanto la tremenda facilità di contagio che rischia di portare al collasso il sistema sanitario nazionale. Questo perché, a fronte di 5mila posti letto nelle rianimazioni in tutta Italia, il numero di pazienti potrebbe in poche ore rivelarsi il quadruplo, figuriamoci in qualche settimana.

Limitare il contagio rispettando le indicazioni forniteci dall’autorità diventa un gesto responsabilità civile prima di ogni altra cosa. Mettere dei medici nelle condizioni di dover scegliere se salvare un paziente o un altro, a seconda delle possibilità di sopravvivenza che possono avere perché non si hanno in dotazione respiratori sufficienti, è a dir poco inumano. E anche ingiusto!

Questa situazione ha quindi evidenziato la fragilità del mondo che ci siamo costruiti, comportando gravi ripercussioni economico sociali.  Nell’era della vita “h24”, dove tutto è aperto a tutte le ore in tutti i giorni della settimana, non è davvero possibile pensare di fermare tutto. Un sistema produttivo importante come quello delle zone coinvolte da questa epidemia, che vanta mille rapporti con l’estero, non può fermarsi nemmeno davanti ad una situazione eccezionale come questa, perché un posto di lavoro perso è un posto di lavoro che non torna più. Ed è questa la grande contraddizione che stiamo vivendo. Ci siamo trovati ad affrontare un’emergenza sanitaria che da un lato ci fa sentire psicologicamente estremamente vulnerabili e dall’altro ci mette davanti alla rinuncia del nostro stile di vita. Quanta fragilità in tutto ciò!

Lo spazio disponibile scarseggia e per questa volta non riesco ad accennarvi a ciò che potrete leggere in questo numero ma, come al solito, gli spunti e le idee non ci mancano.

A voi il piacere di scoprirli.

Fabrizio Vertua