IDM_14

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Giugno 25, 2020 Off Di admin

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Cari amici,

Cari amici ben ritrovati, ci eravamo lasciati in piena emergenza da coronavirus, con i primi decreti ministeriali relativi alla chiusura di tutto ciò che non era ritenuto indispensabile alla sopravvivenza del Belpaese, ma potenzialmente potente veicolo di contagio. Ci ritroviamo oggi, entrati da qualche settimana nella cosiddetta “fase 2”. In questo lasso di tempo è successo veramente di tutto: il Mondo, soprattutto quello occidentale, si è dovuto fermare e inginocchiare, suo malgrado, davanti ad un piccolo virus che ha lasciato e lascerà purtroppo ancora il segno del suo funesto passaggio.

Lentamente, con cautela, stiamo provando ad uscire da questa pandemia, il peggio sembra essere passato. Tornare alla normalità non sarà né facile, né immediato.

Tante delle presunte certezze che ci eravamo creati si sono sbriciolatedavanti ad un nemico invisibile e infame. Quello che è certo che non possiamo e non potremo mai dimenticare ciò che è stato e ciò che andremo ad affrontare.

Ripercorrendo ciò che è stato, abbiamo assistito ad un Italia a due facce, quella del dramma e quella social-balconiera. La prima è stata investita in pieno dal virus nella sua forma più violenta: parliamo delle città della Lombardia sud-orientale e Piacenza, parzialmente del Piemonte e del Veneto; la seconda ha riguardato più o meno il resto del Paese.

Da un lato abbiamo vissuto la crisi degli ospedali, i morti che uscivano dalla città di Bergamo con i mezzi militari per esser cremati e la dimensione del silenzio; dall’altro abbiamo visto manifestazioni sui balconi ritrasmesse sui social da parte di persone, ritrovatesi ai domiciliari, senza forse capirne realmente il motivo. O meglio, senza avere la percezione di quello che avrebbe potuto essere il pericolo in grado di travolgerli, per loro fortuna, evitando di provare sulla propria pelle la tragedia vissuta nel cuore del Nord-Italia. Sono comunque le due facce della stessa medaglia, nessun giudizio in merito, rappresentano entrambe la reazione ad una situazione mai vissuta prima d’ora.

Il rompete le righe è al di là da venire, si spera che con la bella stagione la carica virale del Covid19 possa depotenziarsi, in attesa della soluzione che possa derivare da un vaccino o da cure alternative in grado di controllarne l’aggressività.

Ma a Brescia, la città nella quale vivo, il suono delle ambulanze non si è ancora spento e risuona nelle orecchie e nella testa di tanti cittadini. Se dalle case ci è stato permesso di uscire, di riprendere gradualmente le nostre attività lavorative, ciò non toglie che sia ancora necessaria la massima attenzione. E, probabilmente, la fine di maggio potrà darci una risposta più puntale sulla situazione relativa al contagio.

Dopo aver accusato il colpo, ora è comunque arrivato il tempo di reagire. Sono tante le sfide da affrontare, in primis a livello economico, ma non sono certo secondarie quelle che ci troveremo ad affrontare a livello sociale.

Saremo comunque chiamati a mutare le nostre abitudini, come in parte abbiamo già fatto in questi due mesi di lockdown.

Questa esperienza ci ha lasciato sicuramente lutti e sofferenza, ma anche alcuni insegnamenti. Starà a noi capitalizzarli e applicarli. Tutti, nessuno escluso, saremo chiamati a fare la nostra parte, come è avvenuto nella prima fase. Non potremo del tutto controllarlo, come ci è stato dimostrato, ma siamo ancora padroni di poter cambiare il nostro destino A presto e buona lettura!

Fabrizio Vertua